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Le faccine? Roba da grandi

C’era una volta lo smile. Sorrideva sornione nel suo faccione giallo sulle t-shirt in voga una ventina di anni fa. Ma sorrideva soltanto. Oggi i suoi eredi sono in grado di esprimere una molteplicità di emozioni e concetti. E vivono una nuova vita: gli emoticon, nati sul web 25 anni fa, compiono gli anni e invadono la vita di tutti i giorni.
In origine erano semplici sequenze di segni di interpunzione da leggere con la testa reclinata di 90 gradi (il famoso :-) ne è il capostipite) e si diffusero tra la popolazione giovanile, quella che frequentava gli iperspazi digitali di Internet. Oggi non è più così: anche il pubblico degli adulti comunica utilizzando le faccine per sfumare o colorire il significato di un’espressione. Lo dice una ricerca del portale Yahoo.it. Su un paniere di 40 mila utenti di Messenger, il 52% ha più di 30 anni e il 55% usa gli smilie nei propri messaggi. Il fenomeno è assai recente: il 40% degli utenti (la maggior parte donne) li ha scoperti negli ultimi 5 anni.
Se negli States gli emoticon sono utilizzati per connotare comunicazioni di tutti i tipi, da quelle scambiate nel mondo dell’alta finanza a quelle delle gerarchie militari, in Italia potrebbero invadere le strade a bordo della nuova 500. La Fiat sta pensando di dotare il gioiellino di un display in grado di comunicare all’esterno attraverso le faccine. Che presto avranno anche loro la loro evoluzione genetica: al posto di punti, parentesi e smile, su mail e messenger compariranno veri e propri volti “in carne e ossa” che si esprimeranno con bronci e sorrisi.

inserita il 01/08/2007, autore/fonte: leggo

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